Orso Marsicano
Il progetto Life del CFS per la protezione dell'orso marsicano continua. "In Trentino il taglio boschivo nell'unica area di svernamento ha estinto l'orso e ne sono stati acquistati esemplari dalla Slovenia. Non facciamo la stessa cosa con l'orso marsicano: perderlo è come perdere il Colosseo - esordisce il biologo Giorgio Boscagli - alla fine degli anni 80 le presenze nelle aree protette e riserve dell'appennino centrale variavano da 52 a 73 esemplari, ora non sappiamo se il loro numero è superiore a 30. Ha grandi necessità alimentari (12-16 kg di cibo al giorno), un ampio home range (20-100 kmq.), raggiunge tardivamente la maturazione sessuale, l'accoppiamento avviene ogni 2-3 anni, non nascono più di 6-8 cuccioli nell'intero arco di vita: è evidente la difficoltà per la loro sopravvivenza in un territorio interrotto da strade, ferrovie, tunnel e centri abitati. Le riserve hanno un ruolo importante mantenendo dei corridoi di trasferimento in modo da permettere i loro incontri. Non si può gestire ciò che non si conosce-continua Boscagli- ed è preferibile un unico progetto fra tutti gli enti per fare un censimento unico, proteggere l'orso significa gestire il territorio nel quale vive, non solo un'area protetta. Il protocollo d'intesa fra enti ha permesso di migliorare alcuni aspetti, ma è necessario lavorare sulla conservazione delle aree seminative, recupero delle attività tradizionali, risoluzione del conflitto con le attività antropiche, l'interazione con la fauna domestica, la gestione della caccia". Ilaria Filippone CFS Castel di Sangro: "nell'ambito del protocollo d'intesa siglato con la Riserva della Duchesssa è stato realizzato un corso teorico-pratico di preparazione del personale per il monitoraggio sull'orso". Emilio Sinibaldi del parco del Sirente Velino: "bisogna mantenere il sistema dei corridoi faunistici e combattere il randagismo, che porta al lancio di bocconi avvelenati, che uccidono le specie che tentiamo di proteggere". Antonella Pace servizio aree protette Regione Abruzzo "c'è frammentazione del territorio, ma anche frammentazione di competenze: architetti e urbanisti prima di presentare progetti dovrebbero rivolgersi ad ornitologi e botanici per la valutazione delle incidenze sulle specie autoctone per la costruzione di rifugi e aree attrezzate, ci vuole un modello di pianificazione nuovo, coinvolgendo gli ordini professionali". Giuliano Tallone Direttore Agenzia Regionale Parchi del Lazio: "bisogna coinvolgere agricoltori, allevatori,cacciatori, usare gli strumenti della sociologia per il consenso e coinvolgere la gente locale". Ma i tempi per i rimborsi dei danni causati dall'orso e dal lupo, non sono immediati e non tengono conto della mancata produzione di formaggio, latte e agnelli a seconda del periodo: ma questa è un'altra storia!…