Falconeria la Cobla
"Fu grazie a Federico II che l'arte della falconeria si affermò presso le famiglie nobili, grazie all'intuizione dell'uso di un "cappuccio" per coprire gli occhi del falco. Prima si cucivano le palpebre, per riaprirle quando l'animale era abituato a prendere il cibo dall'uomo, ma oltre alle sofferenze per le povere bestie, molti restavano ciechi." Così spiega Francesca Stante de "LA COBLA" società di Display di falconeria e rievocazioni storico medioevali, insieme a Fabio Ferri e Guido Greganti. La società, con sede in Via delle Acacie 6 a Sacrofano, vicino Roma (tel.06-90146759), svolge con i rapaci attività di bonifica da storni e piccioni. Nati e cresciuti in cattività, sono abituati al rapporto con l'uomo. "Lavoriamo con gli istituti specializzati per aiutare ragazzi down e autistici, che dopo un giorno con loro fanno grandi progressi, abbiamo già aiutato 150 ragazzi disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro e siamo gli unici in Italia a lavorare all'ospedale Cardarelli di Napoli presso i reparti di oncologia, pediatria e immunodeficienze infantili per allontanare i piccioni "- dicono con orgoglio i proprietari de La Cobla - " Negli aeroporti e nelle industrie allontaniamo gli storni e altri volatili pericolosi per le apparecchiature, nelle città proteggiamo i monumenti storici e presidiamo gli ospedali, nei porti proteggiamo gli stoccaggi di grano e abbiamo un progetto per il quartiere Prati di Roma per risolvere il problema degli storni. Per il sostentamento, una ditta olandese ci spedisce scatole da 15 kg di pulcini appena nati e congelati (solo maschi) e topi (arvicole). Siamo molto entusiasti di trovarci qui - proseguono Fabio e Guido - è un posto fantastico, così vicino a Roma, e vogliamo proporre agli amministratori e all'Azienda Faunistico Venatoria battute di caccia ai fagiani con questo antico sistema. Porteremmo qui gente da tutta Europa, senza creare conflitti con altri cacciatori in quanto non entriamo nella macchia". Durante la 1° festa del cacciatore ai piani di Rascino, abbiamo accarezzato due esemplari di aquile di Harris (aquile minori del Sud America: Pejote e Melba), un gufo reale un po' imbronciato (Osvaldo), un morbidissimo barbagianni (Sofia) e un falco sacro (Lucky). I bambini erano in visibilio, gli adulti non erano da meno, soprattutto quando nel pomeriggio si sono svolte dimostrazioni sul campo. Le aquile hanno volteggiato rasenti al suolo, posandosi anche sulle teste degli astanti, mentre Fabio e Guido spiegavano il significato di ogni esercizio mostrandoci il "logoro", piccione finto che volteggia sulla testa come richiamo al ritorno del falco. Alcuni ragazzi presenti hanno infilato i guanti di cuoio e le aquile sono passate di mano in mano perfettamente a loro agio. Un'esperienza educativa e indimenticabile.