Ippovie
Ippovie nella aree protette: perché no? L'ultimo dei convegni inseriti nel programma della IV Festa ecologica svoltasi ai Casali di Cartore è stato un dibattito sui sentieri per turismo equestre, utili anche per i podisti e per chi ama la mountain bike (i cacciatori possono entrare nei fondi privati, chi va a piedi no). Mino Calò, direttore della riserva, ha ricordato che il comune di Borgorose e la Comunità Montana stanno puntando da anni sulla razza T.P.R. con mostre e premi al migliore esemplare. "Abbiamo partecipato alla Fiera di Verona con nostri pannelli e video sui tracciati-continua Calò- le notevoli pendenze, caratteristiche delle Montagne della Duchessa, lo rendono idoneo per servizi di sorveglianza e di protezione civile. Durante una riunione (marzo 2003) con le aree del Navegna, Velino Sirente, Simbruini e Massimo Stazi dell'Assessorato Ambiente Regione Lazio, è stato afidato a questa Riserva il compito di redigere un protocollo d'intesa per la promozione e l'uso del cavallo a fini di turismo, servizio ed attività ludico-sportive e terapeutiche nel territorio delle aree naturali protette, loro ambiti di collegamento, ed altre località di valore paesaggistico-culturale-ambientale del Lazio e dell'Abruzzo (la bozza è già stata consegnata al sindaco di Borgorose, Presidente della Riserva). Nel Velino Sirente - continua Calò - c'è un progetto già finanziato per il tratto Rocca di Mezzo-Gran Sasso e Rocca di Mezzo-Rosciolo e ci sono progetti di ippovie di altre associazioni equestri sul percorso Roma-Verona e Roma -L'Aquila-Foggia. L'occasione è preziosa per riscoprire i vecchi tratturi e i percorsi di pellegrinaggio, come quello tra Borgorose e il santuario di Vallepietra nei Simbruini". Il convegno è stato fonte di stimolo e di dibattiti fra esperti e amatori. Achille Iacovelli (a.iacovelli@mclink.it), Presidente dell'Associazione Nazionale Guide Equestri all'interno dei Monti Lucretilii, ha raccomandato di interpellare gli esperti delle associazioni locali, che meglio conoscono i tracciati e le difficoltà e ha evidenziato i benefici riscontrati nei ragazzi disabili fisici, mentali o con problemi sociali. I cavalieri di S. Anatolia hanno aggiunto l'importanza di usare esemplari con caratteristiche di robustezza e affidabilità. Si è parlato per la prima volta anche di equiwatching: gli animali non si spaventano, la sagoma del cavallo e il rumore degli zoccoli sono familiari, ed è così possibile fare molti più avvistamenti senza doversi mimetizzare. Lo storico della zootecnia Giuseppe Maria Fraddosio (www.cavallodellemurge.it) ha caldeggiato la rivalutazione di razze tipicamente italiane di cui si è perso il patrimonio genetico e altre da riscoprire: il cavallo Pentro di Montenero Valcocchiera, il Murgese, l'Esperia di Frosinone, i cavallini della Giara in Sardegna, il Tolfetano. "Abbiamo preferito nel tempo le razze estere, ma l'Italia ha una grande storia in fatto di qualità di cavalli, soprattutto al sud. Magari sono meno belli, ma sono robusti e affidabili".

Canto degli indiani d'America Navajo
Il mio cavallo ha zoccoli d'agata/e garretti lievi come ali d'uccelli./Una freccia piumata è il suo corpo,/la sua coda è una nuvola nera./La sua criniera è il vento./Due grandi stelle ha per occhi,/le sue orecchie sono come piante di mais,/e la sua testa è fatta d'acque impetuose/che sgorgano da sacre sorgenti./I suoi denti sono candide conchiglie/che serrano briglie d'arcobaleno./Quando il mio cavallo nitrisce/altri cavalli multicolori si accostano,/snelli e veloci come donnole./Quando il mio cavallo nitrisce/io mi sento al sicuro.