Il Cantastorie Federico Berti

BORGO SAN PIETRO - E' tornato a casa. Nel paese che lo ha visto adolescente, per rendere omaggio alle medesime radici che instancabile va cercando nei manoscritti, nel confronto con gli anziani, nella rete telematica: Federico Berti si è esibito proprio davanti alla chiesa del Monastero, di fronte a una madre che prima per motivi di studio, poi per l'apprendistato al seguito di musicisti itineranti, giullari e cantastorie, si è dovuta rassegnare in un modo o nell'altro alla sua lontananza. Gli amici di un tempo ora sposi con figli, le vecchine commosse, persino le clarisse di S. Filippa hanno assistito, sull'uscio del convento, allo spettacolo 'Lili Marlen: canti e racconti orali da una montagna in guerra', storia inverosimile (ma vera) di un soldato tedesco che, durante il terribile inverno del 1945, ha sposato una giovane infermiera di Monzuno (Bo) in un pollaio, poiché la chiesa era andata distrutta. Molto belle le acqueforti di caerlo Caporali, cantore in immagini dell'appennino, i costumi di Luciana di San Benedetto V.S., le suggestive ambientazioni sonore elaborate al computer. Un cantastorie moderno, dalla tecnica attoriale raffinata, dai versi articolati e ricchi di allitterazioni, assonanze, colti riferimenti letterari. "Un tempo questo mestiere", spiega il narratore, "consisteva nel trasferire informazioni da un luogo all'altro, una sorta di spettacolare notiziario ambulante; oggi la stessa arte, che permette di radunare intorno a sé tanti curiosi, intrattenerli e infine raccogliere le offerte nel cappello, dà la possibilità di scavare in quegli angoli bui del sapere dove i media non trovano terreno per muoversi agevolmente, spazi troppo angusti per essere esplorati da mezzi ingombranti, dove solo la sensibilità dell'individuo riesce a districarsi". Gli abitanti di Borgo San Pietro tornano alle loro case dopo essersi complimentati con un artista che, per loro, resterà sempre un ragazzo. Salutano con affetto il cantastorie che parla d'amore, mentre un'ultima domanda noi gli chiediamo: perch? "Marlen"? Lui sorride e risponde: "E' scritto come lo pronunciava la mia maestra d'asilo.

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